Stories

Imparare l’arabo e trasferirsi in Medioriente: la storia di Eleonora.

Avete presente gli incontri casuali? Quelli che una volta avvenivano in metro, o alla fermata del tram, e che adesso sono riservati agli spazi virtuali dei social?!  Qualche tempo fa, su Instagram, ho conosciuto @wander_nura e la sua storia mi ha incuriosita talmente tanto che le ho chiesto di raccontarla sul blog, inaugurando la categoria delle Stories.

Questo nostro mondo è spesso invaso di pregiudizi e di ignoranza, di messaggi non sempre positivi e di falsi miti creati dai media. Per questo motivo, la testimonianza reale e sincera di una donna che da molto tempo vive e lavora in Medio Oriente credo possa aiutare a sfatare miti e leggende sul mondo arabo che non fanno bene a nessuno.


Leggete la storia di @wander_nura e, se volete condividere la vostra, scrivetemi e sarò felice di ascoltarla!

@wander_nura in poche parole…

Sono Eleonora, napoletana, vivo da più di 10 anni all’estero e in giro per il Mediterraneo lavorando per un’organizzazione internazionale. I miei viaggi sono cominciati prima, quando ho avuto la geniale idea suicida di imparare l’arabo: ho girato vari paesi per poterlo parlare già mentre ero all’università e così mi sono ritrovata a girovagare per le strade del Medio Oriente, quando non c’erano ancora gli smartphone e soprattutto niente Google translator! Mi trovate su Instagram come @wander_nura

imparare l'arabo
Eleonora in Yemen!

Q&A: la mia intervista ad Eleonora.

D: Da quanto tempo vivi in Medioriente? È stato un caso o una scelta?

“Sono ormai 15 anni che frequento questa parte di mondo, dove ho vissuto a periodi alterni sia durante gli anni dell’università che in seguito, per lavoro. Tutto è cominciato quando mi sono iscritta alla facoltà di Scienze Politiche e, volendo poi prendere l’indirizzo di relazioni diplomatiche, ho pensato che per la mia carriera sarebbe stato meglio specializzarmi in una determinata regione… ed ho avuto la brillante e folle idea di studiare l’arabo!


D: La tua decisione di studiare l’arabo è stata presa per passione o per scelta strategica?

“Inizialmente è stata decisamente una scelta strategica!

Volevo imparare una lingua che mi desse opportunità lavorative (ho cominciato l’università nel 2002, dopo un anno dagli attentati alle Torri Gemelle), che coprisse più paesi (non come succede, invece, per il cinese o il giapponese) ma, soprattutto, volevo imparare una lingua extraeuropea che si parlasse in posti dove non mi sarebbe dispiaciuto vivere.

Visto che avevo già visitato alcuni paesi del Nord Africa, l’arabo mi era sembrata una buona scelta. Se non mi fossi poi appassionata alla lingua e alla cultura non sarei mai riuscita ad andare avanti; l’arabo è una lingua difficile e serve molta dedizione per impararla.

Abbiamo cominciato il corso in 50, e dopo 3 anni eravamo in 5!


D: Qual è il ricordo più bello legato a questa tua lunga esperienza?

“Il grande filo conduttore delle mie esperienze nei vari paesi arabi direi che è senz’altro stato la grande ospitalità. Mi sono state aperte le porte nei posti più impensabili e tanti sconosciuti/e mi hanno invitato a casa loro, offrendomi del tè perché erano curiosi di conoscermi… forse anche più di quanto lo ero io di conoscere loro!

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Tipica accoglienza mediorientale.

Ricordo con molto piacere queste grosse adunate familiari a cui sono stata invitata sia in Giordania sia in Tunisia, durante il mese di Ramadan, dove andavo per l’iftar, che letteralmente significa colazione, ma durante il mese del digiuno questo è il nome del pasto che viene consumato subito dopo il tramonto, quando si smette di digiunare.

Nonostante io non abbia mai digiunato, sono sempre stata invitata a queste cene in cui si riunisce tutta la famiglia, si mangia, si beve tè, si fuma il narghilé e si guardano le soap opera fino a tarda notte.

Anche se ero lontana da casa, mi sentivo comunque un po’ in famiglia”.


D: Hai avuto la fortuna di visitare sia lo Yemen sia la Siria. Che ricordi hai di questi posti?

“Bellissimi! Camminare nel centro storico della capitale dello Yemen, Sana’a, era come ritrovarsi in un presepe, con questi palazzi antichi, tutti decorati con finestre dai vetri colorati!

la meravigliosa Sana’a.

Era un salto nel tempo perché tutti vestivano ancora in maniera tradizionale (ci sono stata nel 2004) e le uniche cose che facevano capire che eravamo nel XXI secolo erano le parabole sui tetti, le macchine nelle strade e i kalashnikov che tutti gli uomini portavano come se fossero borsette da passeggio!

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Damasco, Siria.

Non ho mai visto nessuno sparare: era considerato un simbolo di virilità, così come il pugnale decorativo (jambiyya) che tutti gli uomini yemeniti portano in vita.

Ma se in Yemen mi sono sentita un po’ un’aliena, a Damasco, in Siria, mi sentivo come a casa! La gentilezza delle persone, i vicoli della città antica così pieni di storia, il lento ritmo delle giornate (ero sempre lì d’estate quando al pomeriggio c’erano circa 45 gradi!) mi hanno fatto completamente innamorare… e ovviamente anche il cibo era squisito!”


D: Hai faticato ad integrarti o, al contrario, è stato più semplice di quel che si possa pensare?

Sono sempre stata la benvenuta e, anche negli ambienti più conservatori, sono sempre stata rispettata perché per prima ho sempre trattato con rispetto le persone. Ovviamente in certi contesti bisogna adattarsi ma, soprattutto, bisogna saper evitare possibili fraintendimenti culturali.

Il fatto di parlare la lingua e di conoscere la religione e la cultura locale mi hanno ovviamente aiutata; sono state poche le volte in cui non mi sono sentita benvoluta. Ovviamente, in un’aerea così vasta come il mondo arabo, è normale che ci siano zone dove le persone sono meno aperte nei confronti degli stranieri, non necessariamente solo con gli occidentali”.


D: Come descriveresti la tua vita di donna in Medioriente?

“Non più difficile della vita di una donna in qualsiasi parte del mondo 😊! Io sono fermamente convinta che la chiave per trovarsi bene e non avere problemi sia conoscere la cultura e le abitudini del posto dove si vive o, almeno, averne un’infarinatura generale nel caso si faccia un viaggio breve.

In realtà, con il tempo mi sono resa conto che l’essere una donna mi ha permesso di avere accesso sia al mondo maschile (in quanto donne occidentali siamo quasi considerate come un terzo sesso nei paesi più tradizionali, quindi possiamo accedere anche a spazi normalmente solo maschili), sia a quello femminile che, invece, ad un uomo occidentale sarebbe stato precluso. Indubbiamente ci sono situazioni in cui una donna può trovarsi più a rischio, tipo essere in taxi di sera da sola o incontrare uomini che fanno commenti inopportuni. Questi, però, sono comportamenti che sicuramente non sono tipici solo degli uomini arabi, anzi!”.


D: Qual è, secondo te, il più grande pregiudizio sul mondo arabo?

Il fatto che sia un mondo monolitico, dove tutte le donne devono essere velate, dove non si accettano persone di altre religioni e dove sono tutti kamikaze pronti a farsi esplodere!

Neanche un libro sarebbe sufficiente a raccontare le mille sfumature che esistono in ogni singolo paese.

Il mondo arabo comprende 22 paesi: dal Marocco e dall’Africa del Nord arriviamo fino in Iraq e scendiamo nella penisola arabica, dove troviamo un mix di etnie, religioni (eh si, a maggioranza musulmana ma ce ne sono tante altre), lingue e culture diverse che variano così come succede in Europa”.


D: È sicuro, per una donna, viaggiare da sola in Medioriente? E quale destinazione le consiglieresti?

“A mio parere si. Ho visitato 70 paesi in giro per il mondo e, per una donna sola, i paesi arabi non sono più rischiosi di altri. Bisogna ovviamente fare attenzione, è importante essere rispettosi delle tradizioni del paese che si visita e, soprattutto, quando si è sole bisogna cercare di mantenere un basso profilo, evitando un abbigliamento troppo appariscente (quello meglio sfoggiarlo a Mikonos o a Ibiza) e preparandosi bene, cercando le dovute informazioni per evitare di sembrare troppo spaesate.

Nel caso in cui vi doveste trovare in difficoltà chiedete informazioni ad una donna: non è che sono tutte chiuse in casa!

Riguardo alle destinazioni, purtroppo in Medioriente molti paesi non sono più visitabili per problemi di sicurezza. La combinazione Giordania, Palestina e Israele rimane una di quelle più fattibili (si può tranquillamente girare con gli autobus di linea) ed offre mare, deserto, cultura e tanto buon cibo.

In Libano la situazione è migliorata molto ma, anche se è un paese molto piccolo (grande più o meno come l’Abruzzo), i mezzi di trasporto pubblici non funzionano benissimo, quindi lo consiglierei solo a chi non ha problemi ad affittare una macchina.

Essendo abbastanza caro, probabilmente è un viaggio da condividere con un piccolo gruppo.
Riguardo al Nord Africa sarò di parte ma, dopo aver vissuto 3 anni in Tunisia, non posso che consigliarla! Ha delle spiagge stupende, soprattutto nella parte del nord est, città antiche dove si vedono pochissimi turisti (io amo Kerouan, per esempio, che è la quarta città santa dell’Islam) e dei prezzi molto più ragionevoli dei paesi del Golfo.
Kerouan, Tunisia.
Se siete appassionate di archeologia l’Egitto è la vostra destinazione! Finalmente la situazione interna del paese, dopo la rivoluzione, si è stabilizzata e il turismo sta pian piano riprendendo piede.
Consiglio anche la crociera sul Nilo, da Assuan a Luxor, dove ci sono templi e paesaggi spettacolari. Al Cairo, se viaggiate da sole, sarete probabilmente vittime di “catcalling”: ignorateli, evitate di camminare a piedi, di sera, in zone popolari e seguite le solite regole di buonsenso!”.

D: C’è mai stato un momento in cui hai desiderato tornare in Italia?

“Sinceramente no. Mi manca la mia città e la mia famiglia ma ho fatto un biglietto di sola andata, 11 anni fa, e ora guardo solo avanti: il mondo è troppo grande per fermarsi in un solo posto”.

D: Parliamo di letteratura; che autori consiglieresti a chi volesse capire qualcosa di più sulla cultura e sulle tradizioni arabe?
“Comincerei con Fatima Mernissi, scrittrice e studiosa marocchina, con il suo libro “La terrazza probita” (se amate i romanzi) o, altrimenti, i suoi libri sull’islam, la democrazia e le donne arabe.
Un altro scrittore contemporaneo egiziano è Ala Al-Aswani; uno dei suoi libri migliori, “Palazzo Yacoubian”, è stato anche riadattato per il cinema.
Se siete interessati allo stile di vita in Arabia Saudita, da un punto di vista femminile, vi consiglio “Le ragazze di Riad” di Rajaa Alsanea.
Se invece amate le saghe familiari, “Il lato oscuro dell’amore”, di Rafik Shami, vi accompagnerà dalla caduta dell’impero ottomano fino agli anni ’70; questo scrittore siriano ha una bellissima bibliografia e in realtà consiglio tutti i suoi libri!”.

D:Ultimissima domanda: consiglieresti ad un giovane ragazzo/a di seguire la tua strada? Pensi che oggi ci sarebbero le stesse possibilità e le stesse condizioni di qualche anno fa?
“Sicuramente l’arabo continua ad essere una lingua molto richiesta ma è difficile da imparare, bisogna avere passione e dedizione. Scegliere questo percorso richiede sacrifici, soprattutto nella sfera personale.
Cambiare paese ogni 3-5 anni mette a dura prova le relazioni, bisogna essere convinti della propria scelta e parlare quante più lingue straniere possibili, cercando di fare esperienza sul campo già durante gli studi, con stage all’estero e corsi di lingua.
La realtà bisogna viverla: ciò che s’impara sui libri è solo l’inizio di un percorso, non la fine”.

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